Il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in ha posto in essere un grande progetto insieme alla Cina per usare la pioggia artificiale al fine di ridurre l’inquinamento atmosferico a Seul.

I livelli di inquinamento nella penisola coreana infatti sono cresciuti a dismisura negli ultimi anni. Da qualche tempo a questa parte, i livelli di polvere fine hanno raggiunto addirittura un livello quattro volte superiore rispetto a quello che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) considera “limite standard”.

Sono state messe in atto quindi misure di emergenza che limitano il numero di veicoli sulla strada e riducono la polvere dai cantieri e dalle centrali elettriche.

La decisione di Moon

Qualche giorno fa, Moon ha incaricato i funzionari del governo di velocizzare la chiusura delle vecchie centrali a carbone. Inoltre, ha preteso delle misure per ridurre i danni, come l’installazione di depuratori d’aria ad alta capacità in più centri diurni e scuole. Il presidente della Corea del Sud è intenzionato tra le altre cose a richiedere la collaborazione con la Cina affinché si possa creare un sistema di allerta congiunta.

La collaborazione con la Cina diventerebbe fondamentale in quanto, operando insieme, la Corea del Sud può ridurre il proprio inquinamento domestico. Al contempo, la maggior parte delle particelle di polvere fine non verrebbe più trasportata dai venti occidentali prevalenti dai deserti e dalle fabbriche cinesi.

La generazione delle piogge artificiali

La generazione di piogge artificiali sul Mar Giallo a ovest della penisola coreana sarebbe quindi quella valida alternativa per ridurre l’inquinamento atmosferico.

La portavoce di Moon, Kim, ha asserito che la polvere della Corea del Sud vola verso Shanghai, quindi la creazione di piogge artificiali sul Mar Giallo aiuterebbe anche la costa cinese. Il vero riconoscimento dell’inquinamento in Corea del Sud è giunto quando il relatore speciale dell’ONU per i diritti umani e l’ambiente, David Boyd, ha dichiarato che l’inquinamento atmosferico dovrebbe essere considerato come una questione di diritti umani oltre che ambientale e sanitaria.

Si tratta di una piaga sociale che porta a sette milioni di morti premature all’anno in tutto il mondo, di cui 600.000 sono bambini.