I ricercatori delle Università di Tel Aviv e di Hebrew, a Gerusalemme, hanno scoperto nuovi fossili dell’uomo di Neanderthal in Israele. Allo studio hanno contribuito anche i ricercatori italiani della Sapienza di Roma e dell’Università di Firenze. La scoperta è molto importante perché aggiunge degli elementi in più alla storia dell’uomo, rivoluzionando in parte alcune concezioni che erano rimaste fisse nel corso del tempo.

L’evoluzione dei Neanderthal non è confinata all’Europa

Gli autori dello studio hanno fatto notare che la scoperta di nuovi fossili dell’uomo di Neanderthal nel Medio Oriente indica che l’evoluzione dell’uomo che portò alla formazione dell’uomo di Neanderthal non può essere ritenuta confinata in Europa come si credeva fino a questo momento.

Secondo gli studiosi la situazione è stata molto più complessa di quanto si potesse pensare o di quanto si è discusso fino a questo momento. I fossili che sono stati scoperti sono dei denti, dei frammenti di mandibola e di cranio.

Hanno mostrato, alle analisi, che sono da datare a circa 140.000 anni fa. Si tratta di una fase molto importante, che ha rappresentato un momento di passaggio tra esemplari più arcaici verso forme più moderne, come appunto i Neanderthal o i Sapiens.

Chi è l’uomo di Neanderthal

L’uomo di Neanderthal è considerato il cugino dell’uomo attuale o, per voler specificare meglio, il cugino dei Sapiens. L’uomo di Neanderthal visse tra i 200 e i 40.000 anni fa. Si ritiene che sia stato a contatto stretto anche con i Sapiens, visto che in più di un’occasione sono state trovate delle testimonianze che dimostrano dei relativi incroci.