Sarebbe realmente possibile rendere vivibile per l’uomo il pianeta Marte? La domanda ritorna per le dichiarazioni rilasciate da Jim Green, che è stato per molti anni direttore della divisione della NASA dedicata alle scienze planetarie. Green, attualmente in pensione, ha lanciato un messaggio ben preciso: “Il sistema solare è nostro, prendiamolo”.

Cosa significa terraformare Marte

L’esperto ha affermato che, affinché si possa esplorare il pianeta rosso, abbiamo la necessità di un ambiente migliore. “Terraformare” Marte significherebbe rendere vivibile il pianeta, permettendo alla vegetazione di crescere e introducendo dei microrganismi.

Ma rendere Marte vivibile significherebbe anche e soprattutto aumentare la temperatura permettendo di conseguenza la formazione di fiumi e di laghi. In effetti Marte potrebbe avere delle caratteristiche importanti per la vivibilità, considerando ad esempio che un giorno sul pianeta rosso dura quasi quanto un giorno sulla Terra, 24 ore e 37 minuti.

Cambiare l’atmosfera? Il primo passo

Cambiare l’atmosfera sarebbe il primo passo per rendere la superficie di Marte abitabile. A parlare di queste possibilità è stato anche Amedeo Balbi, professore di astronomia e astrofisica all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, come riporta Agi.

I fattori più importanti, secondo l’esperto, sarebbero proprio la composizione e la pressione atmosferica, che avrebbero un ruolo essenziale per effettuare delle modifiche al clima del pianeta rosso, rendendolo più vicino a ciò che potrebbe favorire la sopravvivenza dell’uomo.

Quello che si dovrebbe fare, spiega Balbi, è aumentare la concentrazione di CO2 nell’atmosfera del pianeta, rendendo l’atmosfera maggiormente densa e aumentando l’effetto serra. Si avrebbe quindi un aumento delle temperature professivo, permettendo all’acqua di rimanere allo stato liquido.

Marte o il nostro pianeta?

Un articolo pubblicato su Nature nel 1991 parlava già di una possibilità di questo genere. Secondo gli autori del testo, il successo di un’impresa di questo genere potrebbe dipendere dai materiali su Marte, che potrebbero fornire acqua, anidride carbonica e azoto.

In ogni caso, secondo questo articolo, una terraformazione definita “debole”, per arrivare ad una prima fase della “trasformazione” di Marte, si potrebbe anche effettuare, ma in tempi che sono nell’ordine di decine di migliaia di anni. Gli autori spiegano anche che le tecnologie attuali non permetterebbero in ogni caso di raggiungere un’abitabilità per l’uomo o comunque che questo non sarebbe possibile in un futuro immediato.

Anche Balbi ha spiegato che, per le tecnologie attuali, non è possibile procedere ad un’operazione di “trasformazione” di Marte in tempi ragionevoli. Il professore ha affermato: “Anche se fossimo in grado di terraformare Marte, dovremmo farlo davvero?“.

Insomma, l’esperto si chiede: se avessimo le possibilità per sviluppare delle tecnologie che potrebbero cambiare il clima di un pianeta, perché non usarle per la Terra?