La rabbia rappresenta una delle più temibili malattie contagiose che può attecchire in tutti gli animali a sangue caldo e che attraverso il contatto salivare viene trasmessa anche all’uomo. Uno degli animali che tende ad ammalarsi di rabbia è il cane, diventando un pericolo per il padrone se domestico e per l’uomo in generale. Di solito, al di là del cane, gli altri animali portatori sono il pipistrello, ma anche le moffette, i roditori. E in alcuni casi anche procioni, e volpi. Motivo per cui, ci sarebbero dei passi da seguire per evitare contagio e diffusione della malattia. Ma andiamo per gradi

Le cause della rabbia del cane

Partiamo da quelle che sono le cause di rabbia e che portano inevitabilmente il contagio. Di norma la rabbia viene trasmessa a seguito di un morso o dopo aver avuto contatto con una ferita da parte di un animale infetto. L’animale portatore viene comunemente definito serbatoio.

In base alla tipologia di coinvolgimento diretto con l’animale serbatoio, cambiano l’incidenza del virus e la sua diffusione nel corpo umano. Di solito comunque basta un morso, quindi il contatto salivare, per portare l’infezione nel corpo umano (o anche tra animali). L’uomo facilmente tende ad ammalarsi se il contagio proviene da un animale non vaccinato, come avviene per il cane. C’è in tal senso da considerare che trattasi di una malattia pericolosa con un alto potenziale di mortalità, e che si appresta ad essere ancora più nociva per le donne in gravidanza

Quali sono i sintomi?

Se è tanto pericolosa, come si manifesta la rabbia canina? Di solito il virus, che si radica nelle ghiandole salivari, penetra nel corpo umano diramandosi all’interno delle fibre muscolari (nella zona colpita) così da cominciare la prima fase di replicazione.

In un secondo momento si sposta nelle fibre nervose e cammina in maniera progressiva fino a giungere all’interno del sistema nervoso centrale. Da qui poi torna nuovamente nella saliva per cominciare la seconda fase che rappresenta quella del contagio. Scientificamente è provato che la rabbia del cane (detta così perché è l’animale più vicino all’uomo) si divide in tre step: prodromico, furioso e paralitico.

Un primo sintomo della presenza della malattia è dato da improvvisi e radicali cambi di comportamento: timidezza, aggressività, eccitabilità, irritabilità. Dopo ciò inizia una escalation sintomatica che parte con febbre, e prosegue con salivazione abbondante, paralisi muscolare. Possono manifestarsi inoltre mancanza di coordinazione, tendenza a mordere, convulsioni e nell’uomo cambio del tono di voce e allucinazioni. Se non ci si rivolge celermente ad un medico la rabbia può portare l’uomo alla paralisi e immediatamente dopo alla morte.

Esistono i rimedi? Via a terapia e vaccini

Per evitare che la malattia sorga, si può sottoporre ad una vaccinazione il nostro animale domestico a partire dalla 12 esima settimana, con eventuali possibili richiami.

Ammalarsi di rabbia, in un animale porta spesso alla morte dello stesso per questo è importante rivolgersi in ogni caso alle autorità competenti sentendo anche il parere di un veterinario. Per quel che concerne l’uomo non esistono ad oggi delle cure mirate dopo l’arrivo delle problematiche neurologiche (quando ormai la malattia è già allo stato avanzato). Vengono tuttavia provate spesso delle cure di profilassi sperimentale, e, solo in casi molto rari, si è giunti alla remissività della malattia.

In caso di morsi da animali in generale, conviene sempre interpellare il medico e sottoporsi ad una cura (che magari potrebbe essere preventiva) per la durata di circa dieci giorni. Qualora non si presenti alcun sintomo come quelli pocanzi citati possiamo stare tranquilli, che non abbiamo attecchito al virus.

Qualora il morso non provenga da un animale domestico, bisogna correre immediatamente al pronto soccorso dove saremo sottoposti ad un ciclo di vaccinazioni. Accorciare i tempi ed essere celere è importante per evitare che in caso di malattia si giunga ad un danno di tipo neurologico.