Quanta energia elettrica spreca l’Italia? Stando a quanto emerso dalle ultime indagini davvero troppa. L’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano, diretto da Carlo Cottarelli, ha lanciato l’allarme sul consumo di energia elettrica pro capite per l’illuminazione pubblica nel nostro Paese.

Illuminazione pubblica, l’Italia è tra i Paesi più “spreconi”

Stando allo studio curato da Fabio Falchi e Riccardo Furgoni – pubblicato anche su una rivista autorevole come il Journal of Environmental Management – la spesa italiana in questo campo è doppia rispetto alla media europea ed è addirittura tre volte superiore rispetto alla Germania.

Ma l’aspetto che lascia maggiormente senza parole è quello che riguarda le province italiane con meno possibilità dal punto di vista economico: sono proprio queste che sprecano più corrente.

L’Italia, per la quantità di luce sprecata pro capite, si trova agli ultimi posti in Europa, assieme a Portogallo e Spagna. Una situazione che resta altrettanto negativa anche nell’analisi dei flussi di luce rapportati al prodotto interno lordo.

Nessuna provincia italiana nel primo 40% della classifica

Al contrario, i Paesi più virtuosi sono quelli dell’Europa centrale e orientale. Ma lo studio “inchioda” ancora più a fondo il nostro Paese quando viene fatto il confronto tra le nostre province e quelle europee.

Nel primo 40% della classifica delle province più virtuose in Europa, l’Italia è totalmente assente: per trovare tracce di “tricolore” bisogna scendere fino alla 567esima riga, dove c’è Napoli, per poi arrivare subito dopo a Bolzano (578esima) e successivamente a Genova (660esima).

Le tre province italiane più “luminose” sono Olbia-Tempio (1305esima), L’Aquila (1263esima) e Aosta (1262esima). Ma da cosa deriva questa tendenza ad illuminare così tanto le città, arrivando a veri e propri sprechi?

Per il fisico Fabio Falchi molto è dovuto all’esigenza di sicurezza, con la convinzione che un luogo illuminato sia di conseguenza più sicuro. Cottarelli sottolinea la necessità di “impianti più sicuri” e di un’illuminazione più “coerente”.