Il camoscio appenninico rientra fra quelle popolazioni animali che sono state salvate dall’estinzione attraverso un progetto specifico messo a punto nel corso di 30 anni. Adesso però si fa sentire un’altra minaccia, che, secondo i ricercatori dell’Università di Siena e dell’Università di Pavia, sarebbe rappresentata dai cambiamenti climatici.

Che cosa hanno scoperto gli studiosi sul camoscio appenninico

I ricercatori hanno scoperto che nel corso di 50 anni, quindi entro il 2070, il camoscio appenninico potrebbe subire una forte diminuzione a causa del riscaldamento globale innescato dai cambiamenti climatici.

Negli anni ’90 questi animali sono stati oggetto di un progetto di ripopolamento e di tutela che è stato condotto direttamente nel loro habitat naturale, costituito dall’Appennino centrale.

Come influiscono i cambiamenti climatici sull’habitat naturale del camoscio

Gli studiosi spiegano che le montagne costituiscono un habitat influenzato dall’andamento delle stagioni. Infatti il camoscio è un animale erbivoro e il suo stanziamento nell’habitat è correlato alla disponibilità di risorse alimentari, che soprattutto sono utili per sostenere l’allattamento e lo svezzamento durante il periodo estivo.

Il riscaldamento globale causato dai cambiamenti del clima influisce sull’aumento della temperatura e quindi sulla stagionalità e sulla qualità nutrizionale delle piante.

L’aumento delle temperature primaverili nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ha reso in anticipo il verificarsi della stagione vegetativa nelle praterie più basse e quindi ha ridotto la vegetazione disponibile al pascolo da parte del camoscio. Tutto ciò ha influenzato la sopravvivenza invernale dei cuccioli.