Molto interessante la proposta di inserire il caffè all’interno del patrimonio dell’UNESCO. Una bevanda che però non è una semplice bevanda, ma è qualcosa di più, visto che si configura come un’eccellenza tutta italiana, specialmente quando facciamo riferimento al caffè espresso. Esso fa parte della cultura italiana in maniera indubbia. Il gruppo di lavoro UNESCO del Ministero ha espresso (scusate il gioco di parole) parere favorevole per l’iscrizione del caffè espresso italiano tradizionale, o di quella che potrebbe essere definita l’arte del caffè, all’interno del patrimonio UNESCO. Non è un caso che in Italia ci sono 800 torrefazioni e 7.000 addetti e che il 98% degli italiani beve l’espresso. Della proposta di inserire tale bevanda nel patrimonio UNESCO ne beneficia tutta la filiera.

L’arte di fare il caffè

Parallelamente al maggiore consumo di caffè, cresce anche il mercato delle macchine da espresso per gli utenti finali. Queste ultime ormai hanno raggiunto degli standard qualitativi molto alti, e spesso sono proposte in offerta da vari produttori. Basti pensare che le sole capsule da caffè rappresentano circa il 30% di tutto il mercato del “caffè casalingo”, con una vasta offerta di miscele “originali” e “compatibili”, che spesso però mettono in confusione i consumatori, anche se secondo uno studio del sito MiglioriOfferteOnline.info nella maggior parte dei casi è evidente la migliore qualità delle prime rispetto alle seconde.

Ma le ultime indagini sull’arte della preparazione del caffè mettono in evidenza anche un altro dato significativo. Si tratta del fatto che nelle case dei nostri connazionali si diffondono sempre di più le macchinette per preparare il caffè espresso.

La moka comincia ad indietreggiare di fronte al prendere il sopravvento delle macchinette, anche perché preparare un caffè a casa con le macchine è qualcosa di estremamente pratico. Basta utilizzare le cialde o le capsule e in pochi attimi ci si può concedere una pausa davanti ad una buona tazza di caffè.

Ogni cialda e ogni capsula contengono sempre la stessa quantità di caffè, quindi si può usufruire di monoporzioni predosate, per evitare di commettere errori. Grazie alla diffusione delle macchine casalinghe, gli italiani non rinunciano a gustare un caffè cremoso come quello che si può prendere al bar.

La questione dell’inserimento nel patrimonio dell’UNESCO

Diversi protagonisti del settore della produzione di caffè hanno qualche tempo fa lanciato la richiesta di vedere riconosciuto il rito del caffè espresso come patrimonio immateriale dell’UNESCO. L’obiettivo fondamentale era quello di rendere ancora più affermato il settore e di portare avanti i consumi. Anche l’allora ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli era favorevole a questo riconoscimento.

Ci sono stati vari firmatari della proposta, fra i quali possiamo citare per esempio il Consorzio di Tutela del Caffè Espresso Italiano Tradizionale e il Gruppo Italiano Torrefattori Caffè, oltre allo IEI, l’Istituto Espresso Italiano, e la Fipe-Confcommercio.

In un periodo di difficoltà, soprattutto per i bar e i ristoranti, determinato dalla pandemia, la notizia ha suscitato parecchio interesse, perché molte attività che avevano costruito intorno alla somministrazione del caffè una parte importante del loro business si trovavano in difficoltà.

Le associazioni di categoria hanno visto nella possibilità di inserire il caffè nel patrimonio dell’UNESCO una nuova opportunità per coinvolgere i clienti. Quella di preparare il caffè in Italia è una vera e propria arte, un rito quotidiano, e quindi si sente il bisogno di riconoscere questo importante momento comunitario.

Le ricerche sulla sostenibilità del caffè

Il fatto più importante è che il mondo del caffè influisce su parecchi fattori. Ci sono vari studi a questo proposito, che dimostrano come la preparazione del caffè e il suo acquisto da parte dei consumatori coinvolgano parecchi aspetti.

Una recente indagine, per esempio, ha messo in evidenza che più del 70% dei consumatori sarebbe pronto a spendere di più per acquistare caffè che si configuri come un prodotto sostenibile. L’attenzione va soprattutto nei confronti del packaging, che interessa una filiera molto ampia.

In effetti nel corso degli ultimi tempi si è mantenuta una certa attenzione nei confronti della possibilità di avere delle confezioni green anche per il caffè. E non soltanto per le confezioni, perché tutte le componenti sarebbero interessate per esempio dall’impiego di capsule compostabili che abbiano un impatto meno forte sull’ambiente.

Anche per queste caratteristiche e per questa continua ricerca di una migliore sostenibilità, il caffè meriterebbe tanti riconoscimenti, per cui la proposta di inserirlo nel patrimonio UNESCO non era affatto da trascurare.

Soprattutto oggi si punta sulla riciclabilità e sulla compostabilità delle capsule. Anche i vari brand si stanno impegnando nell’escogitare lo sviluppo di sistemi che utilizzano capsule in alluminio facilmente riciclabili. L’obiettivo è quello di evitare la dispersione nell’ambiente senza creare danni per l’ecosistema.

Continua la crescita del comparto del caffè

Abbiamo parlato delle difficoltà che la pandemia ha creato soprattutto ad alcune attività, come bar e ristoranti. Tuttavia si può vedere oggi come il comparto del caffè sia in continua crescita. Per quanto riguarda le porzioni, risultano in crescita sia le cialde che le capsule, anche se queste ultime hanno acquisito una certa predominanza.

Il mercato del caffè sembra andare molto bene, visto che i ricavi dell’industria nel suo complesso in ambito globale per il 2021 sono stati stimati in più di 430 miliardi di dollari. Le prospettive di crescita ci sono ancora, perché negli anni che andranno dal 2021 al 2025 gli esperti prevedono una crescita del +8,3%.

Alla produzione vengono richieste soprattutto alcune caratteristiche importanti, come la flessibilità e l’affidabilità. Non si è alla ricerca delle performance assolute, ma sicuramente colpisce molto l’efficienza del comparto. Soprattutto si chiedono delle offerte che siano adattabili a qualsiasi tipo di torrefazione, in modo da soddisfare i bisogni delle multinazionali, ma anche delle piccole realtà.

Si cercano delle soluzioni su misura, che mantengano sempre un certo contatto con il mondo produttivo. Non dobbiamo pensare però soltanto all’Italia, perché il mercato del caffè assume un’importanza fondamentale anche per quanto riguarda altre aree, come per esempio gli Stati Uniti, anche se, come rivelano alcune recenti indagini, a farla da padrone per quanto riguarda il consumo del prodotto è sempre l’Europa, con ampi margini di crescita per il futuro.