I cani e i gatti potrebbero essere contagiati dal coronavirus, anche se non sviluppano la malattia e non trasmettono il virus. Ad arrivare a queste informazioni è stato il progetto COVIDinPET, i cui risultati sono stati pubblicati su Nature Communications. A condurre la ricerca sono stati gli studiosi dell’Università di Bari e dell’Università Statale di Milano, con un progetto che ha coinvolto anche l’Istituto Superiore di Sanità e altri gruppi internazionali e italiani.

Non si può parlare dello sviluppo della malattia negli animali

La ricerca ha messo in evidenza il fatto che alcuni animali sono entrati in contatto con il coronavirus e hanno prodotto conseguentemente degli anticorpi. È stata però riscontrata una negatività dei tamponi, che ha portato a comprendere che il virus non rimane per molto tempo nei tessuti degli animali, anche se riesce ad indurre una risposta da parte degli anticorpi. Per questo motivo non si può parlare di uno sviluppo della malattia nei cani e nei gatti.

Il ruolo di cani e gatti è molto limitato

Il ruolo degli animali nell’infezione in questione, quindi, secondo gli studiosi, può essere considerato come molto limitato. È stato però riscontrato che gli umani positivi potrebbero trasmettere il virus proprio agli animali e per questo motivo sarebbero da evitare dei contatti con gli animali nel momento in cui una persona è positiva al virus.

La ricerca è stata effettuata prendendo in considerazione 919 cani e gatti in tutto il territorio italiano e in maniera specifica in Lombardia. Sono stati effettuati dei tamponi molecolari per cercare il virus e anche dei test sierologici, con l’obiettivo di trovare anticorpi contro Sars-CoV-2.