I cambiamenti climatici potrebbero portare alla fine della civiltà. Una vera e propria apocalisse entro il 2050. Questo è quanto emerso da un rapporto, approvato da un ammiraglio australiano in pensione.

Che cosa dice il rapporto?

Gli autori delineano uno scenario in cui entro il 2050 più della metà della popolazione mondiale dovrà subire 20 giorni l’anno di calore letale. Al contempo, i raccolti si abbasseranno globalmente di un quinto, l’ecosistema collassa, l’Artico perderà la metà del ghiaccio in estate. Senza contare i livelli del mare aumentati di 0,5 metri (sono aumentati di 0,19 metri nel corso del 20 ° secolo ).

Il mondo in parte si è impegnato a fermare gli impatti ambientali limitando gli aumenti di temperatura a 2 °C. In particolare nell’accordo sul clima di Parigi del 2015, anche se i piani che i Paesi hanno proposto per ridurre le emissioni ci vedrebbero ancora colpiti a circa 3 °C di riscaldamento.

Il nuovo rapporto: quanti sono concordi?

Il rapporto dice che il riscaldamento sarà molto più alto perché influenzato dagli alti tassi di carbonio prodotti e non smaltiti a lungo termine. Le correnti di pensiero si dividono a favore e non di questa nuova teoria.

Mark Maslin dell’University College di Londra afferma che il rapporto aggiunge altre profonde preoccupaziono a quelle già esistenti. “Forse, come giusto che sia, è tempo che i nostri politici siano preoccupati e inizino ad agire per evitare che gli scenari siano dipinti in modo così vivido”, dice.

Di diverso avviso è Michael Mann della Pennsylvania State University, che afferma che la relazione è retorica esagerata.

Possiamo fermare queste previsioni del giorno del giudizio che si verificano? Forse sì, ma dobbiamo invertire le emissioni, che stanno ancora salendo. Esistono “molti segnali” da parte dei cittadini di tutto il mondo che vorrebbero vedere una risposta ai cambiamenti climatici.

Il gruppo che ha stilato il rapporto afferma che il documento rappresenta un forte avvertimento: è giunto il momento di agire ora.